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Analisi e inchiesta

Leonardo

Dalle origini aeronautiche di Aeritalia alla big company di oggi: sessantamila dipendenti, centotrenta siti, la spinta del dual-use e l'incognita di una joint venture mediorientale sulle Aerostrutture campane.

di Rosario Muto
Stabilimento aeronautico, Pomigliano d'Arco
Stabilimento aeronautico, Pomigliano d'Arco

Premessa

Leonardo rappresenta l'industria di tecnologia avanzata ed innovazione italiana; una delle big company a partecipazione pubblica, con azionariato sui mercati del capitale.

Una storia che viene da lontano, datata 113 anni, con una origine essenzialmente aeronautica.

La piemontese «Società Italiana Aviazione» e la campana «Industrie Meridionali Aeronautiche» sono i due pilastri storici dell'industria aeronautica ed aerospaziale italiana da cui tutto è partito.

Una lunga e prestigiosa storia che giunge ad oggi attraverso la produzione di più di 30 mila velivoli.

Più di 30.000 velivoli prodotti: la timeline dell'industria aeronautica italiana dal 1913 al 2025.
Più di 30.000 velivoli prodotti: la timeline dell'industria aeronautica italiana dal 1913 al 2025.

Poi il primo marchio comune é Aeritalia, l'azienda in cui nel 1985 un giovane ingegnere come me muoveva i suoi primi e rispettosi passi. Sì, perché per un neo laureato del Sud in quegli anni era un approdo importante e finanche invidiato. Poi l'acronimo Alenia, per l'accorpamento con Selenia che rappresentava l'elettronica avanzata in tutte le sue varie declinazioni; si diventa Finmeccanica a sottolineare l'ingresso di più settori tecnologici ed oggi Leonardo, con l'ambizione di «una sola azienda per essere più forti insieme».

Profilo

Il 1 gennaio 2016: Finmeccanica assorbe le attività di AgustaWestland, Alenia Aermacchi, Selex ES, OTO Melara e WASS in un unica azienda, mantenendo altresì il controllo di DRS Technologies e le partecipazioni in MBDA, Telespazio, Thales Alenia Space e ATR.

Il 28 Aprile 2016: la denominazione aziendale cambia in Leonardo, ispirato a Leonardo Da Vinci, simbolo universalmente riconosciuto di creatività e innovazione. Leonardo rappresenta il ponte ideale tra la tradizione storica del settore delle alte tecnologie e la visione del futuro.

Tutta una serie di «marging & acquisition», dettate da esigenze di razionalizzazione e di competitività imposta dell'aggressività dei mercati europei e globali, per un approdo verso la attuale holding multisettoriale: aerospazio, elettronica, difesa, sicurezza, prodotti dual-use, sistemi ICT, digitalizzazione, ed ora anche AI.

Dimensionamento, localizzazione e territorialità

Senza voler trascurare gli altri due colossi dell'industria nazionale partecipata, ovvero ENI ed ENEL, per importanza strategica e per valore aggiunto Leonardo rappresenta la metafora dello sviluppo industriale italiano, con i suoi pregi, ripercussioni e limiti dettati dalla realtà dei tempi.

Se «piccolo è bello o piccolo è brutto» è oramai una dicotomia quasi filosofica; la globalizzazione dell'economia ha insegnato che «piccolo» è sicuramente difficile. La tendenza del mercato è di favorire l'acquisizione e l'inclusione di aziende in grosse holding industriali per ottimizzare i costi del prodotto finale da offrire al cliente.

Nel rispetto di un nuovo concetto industriale «grande é bello», solo apparentemente distonico con lo storico e caratteristico sistema manifatturiero italiano: un vasto tessuto di piccole e medie imprese, spesso di qualità e peculiarità, ovvero il «piccolo é bello» enfatizzato, a volte oltremodo, ed assunto come modello dalla nostra produzione industriale.

La contraddizione è solo apparente, piuttosto è l'evoluzione, che piaccia o meno, é imposta dalla globalizzazione guidata da una sfrenata competitività e da una aggressività dei vari «major player» emergenti.

La tendenza del mercato è di favorire l'acquisizione e l'inclusione di aziende in grosse holding industriali per ottimizzare i costi del prodotto finale e reggere la competitività sempre più aggressiva.

Naturalmente questa tendenza di politica industriale racchiude pregi e difetti; principalmente determina costi da pagare in termini di qualità e quantità della forza lavoro e di localizzazione, essenzialmente. Inoltre il «business globale» della holding impone delle scelte e delle priorità sia nello specifico settore e sia fra i vari settori agglomerati.

Piano industriale 2026-2030

Dopo esattamente 10 anni dalla sua effettiva costituzione, il Consiglio di Amministrazione di Leonardo ha esaminato i risultati attuali raggiunti. Si evidenzia un sensibile aumento di tutti gli indicatori economico-finanziari, oltre ad una significativa riduzione dell'indebitamento netto di Gruppo.

Grazie ai target raggiunti, si tratta del compimento di un virtuoso percorso iniziato nel 2022, durante il quale ad una chiara visione strategica ha fatto seguito una efficiente esecuzione nei processi per la piena realizzazione della Leonardo «one company», con una forza lavoro oltre le 60 mila unità sparse nel mondo.

L'aggiornamento del piano industriale, presentato lo scorso 12 marzo, risponde al nuovo contesto in cui la sicurezza e la difesa diventano prioritarie e richiedono innovazione ed investimenti tecnologici.1 La sicurezza non riguarda più soltanto il perimetro tradizionale della difesa, ma investe direttamente la continuità economica e sociale dei Paesi. Infrastrutture critiche, trasporti, agricoltura, servizi finanziari, manifattura, energia e chimica sono oggi esposti a rischi interconnessi, capaci di incidere sulla crescita e sulla prosperità nel prossimo decennio. Per questo Leonardo intende rafforzare ulteriormente il proprio posizionamento come player di riferimento nella Global Security, con soluzioni di natura dual-use (civile & militare) al servizio della sicurezza, della resilienza e della competitività dei sistemi Paese.

La «Michelangelo Dome» è la concreta applicazione della nuova visione del Gruppo. Una piattaforma che valorizza competenze, asset e tecnologie proprietarie nei domini aria, terra, mare, spazio e cyber, facendo leva sull'Artificial Intelligence (AI), High Performance Computing HPC, cloud e data fusion. Non un singolo prodotto, ma un'architettura aperta, modulare, scalabile che crea una «cupola» dinamica di protezione.

Si stima che tutto questo possa sbloccare 21 miliardi di euro di nuove opportunità di business nel prossimo decennio, di cui 6 miliardi entro il 2030 ed ulteriori 15 miliardi entro il 2035, con ricadute attese su elettronica, cyber, droni, piattaforme ad ala fissa e rotante, integrazione piattaforme HPC/AI e nuovi sistemi spaziali.

Siamo davanti ad un profondo e nuovo orientamento industriale che potrebbe penalizzare lo sviluppo e i ricavi degli altri settori di interesse del Gruppo; che speriamo non contribuisca ad allargare il già esistente divario territoriale ed occupazionale fra il Nord ed il Sud dell'Italia.

Composizione azionaria e presenza globale: 60.468 dipendenti nel mondo, 129 siti, 150 paesi.
Composizione azionaria e presenza globale: 60.468 dipendenti nel mondo, 129 siti, 150 paesi.

Sono stati inoltre ampliati gli investimenti in Ricerca e Sviluppo per accelerare su tecnologie e soluzioni avanzate; con l'ingresso di nuove risorse, si è rafforzato il patrimonio tecnico-scientifico e di competenze del Gruppo.

La struttura organizzativa prevede ora sei aree di business, con 130 siti e con presenza commerciale in ben 150 paesi.

Le sei aree di business del Gruppo e le soluzioni multi-dominio.
Le sei aree di business del Gruppo e le soluzioni multi-dominio.

Settore Aeronautico

Riprendiamo da dove la «storia» é partita, facendo focus sul settore che comprende tre diverse Unità: Velivoli, Servizi & Training, Aerostrutture. Le prime due oggi localizzate nel Nord del Paese, mentre l'unità Aerostrutture è situata nel Mezzogiorno, essenzialmente fra il napoletano (Pomigliano d'Arco e Nola), Foggia e Grottaglie. Si parla di prodotti «ad ala fissa» civili, militari e da trasporto. In totale l'intero settore conta circa 7 mila lavoratori disseminati in ben 10 siti operativi.

Distribuzione territoriale del settore Aircraft e Service: 7.219 lavoratori, di cui solo l'11% in Campania.
Distribuzione territoriale del settore Aircraft e Service: 7.219 lavoratori, di cui solo l'11% in Campania.
Le tre Business Unit del settore aeronautico: Aircraft, Service, Aerostructures.
Le tre Business Unit del settore aeronautico: Aircraft, Service, Aerostructures.

B.U. Aerostrutture

Indubbiamente è qui che si annidano le maggiori preoccupazioni dei lavoratori e delle rappresentanze sindacali; in particolare per gli stabilimenti di Pomigliano d'Arco e di Nola, di riflesso per l'intero sistema dell'indotto collegato ai suddetti siti campani.

Sempre nel mese di marzo scorso, si è svolto l'Osservatorio Strategico Leonardo presieduto dall'AD Roberto Cingolani, dalla direzione aziendale ed al quale hanno partecipato le Segreterie Nazionali di FIM FIOM UILM, per le valutazioni sul nuovo piano industriale del Gruppo.2

Il Piano strategico consolida l'attuale sviluppo; Leonardo difatti, oltre a mantenere gli investimenti, amplierà lo sviluppo del super-calcolatore e gli asset inerenti alla Cyber security che, insieme alla B.U. Elettronica, sarà la testa e il cuore di tutte le tecnologie proprietarie.

Appare chiaro che l'aggiornamento del Piano proietta l'azienda verso sfide sempre più focalizzate sulla sicurezza, per questo si esprime contrarietà per la mancata prospettiva di politica industriale per quanto riguarda proprio le Aerostrutture.

Sulla B.U. Aerostrutture difatti è in essere un percorso di valutazione per una Joint Venture con un soggetto investitore straniero che potrebbe addirittura chiudersi entro il mese di giugno 2026 e che potrebbe portare Leonardo progressivamente a disimpegnarsi dalle produzioni nel segmento civile.

Il settore dell'aeronautica civile ha certamente bisogno di essere sostenuto con politiche industriali assenti ormai da decenni e la valutazione sul processo che potrebbe investire Aerostrutture, quindi, non può che essere critica e impone di tenere altissima l'attenzione su quanto l'azienda avrebbe intenzione di intraprendere. Necessita venga fatta chiarezza sul futuro industriale dei siti napoletani.

Joint Venture Mediorientale

Leonardo prevede di firmare un accordo di joint-venture per la B.U. Aerostrutture sottesa ad un'operazione prolungata che potrebbe consentire al ramo in perdita di decollare. Il gruppo controllato dallo Stato è in trattative da oltre 14 mesi con un partner finanziario e industriale la cui identità non è stata resa nota dall'azienda a causa di accordi di riservatezza, ma che da quanto ci é dato sapere, trattasi di una società finanziata dal fondo sovrano dell'Arabia Saudita.

La joint-venture sarà 50/50 fra Leonardo ed il nuovo investitore, ma nel tempo il conglomerato italiano della difesa e dell'aerospazio è pronto a cedere parte del proprio controllo, con le tempistiche che dipenderanno dai risultati raggiunti.

Il partner é una azienda internazionale, un soggetto sia finanziario e sia industriale con una forte domanda di componenti per l'aviazione civile, ma anche per l'aviazione militare, per gli elicotteri e, nel prossimo futuro, potenzialmente anche per lo spazio. Il cervello dell'alleanza dovrebbe rimanere in Italia. Ma il condizionale é d'obbligo, direi.

Oggi, Aerostrutture progetta, produce e assembla componenti per produttori sia di aerei civili, come Airbus e Boeing, sia militari come fighter e addestratori.

Recentemente l'unità è stata pesantemente colpita dai problemi del costruttore statunitense, i cui ordini rappresentano circa la metà del suo business. L'aumento delle consegne per il jet B787 di Boeing - da quattro al mese all'inizio del 2025 a sette al mese oggi - rende il piano per il futuro molto più solido e affidabile.

Il progetto includerà nuovi posti di lavoro, un portafoglio prodotti molto più ampio e prevede un nuovo stabilimento nel paese del partner, trasferendo sempre più le attività e nuove acquisizioni altrove. L'accordo, atteso da tempo, avrebbe dovuto essere annunciato entro la fine dello scorso anno, ma è stato posticipato. Ora è in attesa del via libera politico, con alcuni incentivi che dovrebbero essere presto approvati dal paese d'origine del partner.

Coltivare dubbi e perplessità é più che comprensibile poiché se le aerostrutture si ritengono globalmente in crescita, in termini di volume e ricavi, é altresì evidente la sua contrazione in Italia. Sono lavorazioni complesse, ma di valore aggiunto non elevato e pertanto più soggette all'aggressività e competizione industriale di paesi emergenti. Inoltre il possibile partner mediorientale é nel pieno di una crisi geopolitica; alle prese con una guerra che oramai coinvolge tutta la regione, con gravi ripercussioni economiche ed energetiche.

Infine, non si può non sottolineare il trend strategico di Leonardo, adottato da tempo, caratterizzato dal trasferire il «core business» dell'aerospazio verso il Nord, compiutamente verso Piemonte, Lombardia; per ragioni politiche ma anche per la presenza di infrastrutture maggiormente adeguate alle esigenze dei mercati.

Rosario Muto, laureato con lode in ingegneria elettrotecnica. Master in economia aziendale. Responsabile di sviluppo & pianificazione strategica di Alenia Aeronautica (Divisione di Leonardo), presso gli stabilimenti di Pomigliano d'Arco/Torino, da poco in pensione. Prestato alla politica per il proprio impegno socio-culturale, ha ricoperto ruoli istituzionali, elettivi e di nomina. Esperto di politiche industriali e stimato analista politico.