Operai
Il percorso di riorganizzazione operaia avviato dall'USB con Industria Nomade, l'irriformabilità della Cgil dopo l'anomalia Fiom, e l'urgenza di una nuova inchiesta di classe nelle filiere globali.

È sempre benvenuto – in questi tempi cupi e di passioni tristi – un tentativo di inchiesta ed approfondimento attorno alle diversificate e complesse forme del lavoro contemporaneo e alle sue continue trasformazioni/modificazioni.
Da tempo, tranne rare eccezioni, il lavoro contemporaneo - la moderna dialettica tra sfruttamento ed alienazione – è stato espunto dal dibattito pubblico e dall'agenda politica del paese. Una generale rimozione che potremmo definire un autentico buco nero di conoscenza, di percezione e di protagonismo culturale, sociale e materiale che non solo è stato foriero di un pesante arretramento politico nei posti di lavoro e nella società ma, nel corso dei decenni alle nostre spalle, ha prodotto guasti e distorsioni anche tra quelle forze politiche che, storicamente, rappresentavano gli interessi - immediati e storici - delle lavoratrici e dei lavoratori.
Ritornare – quindi – all'imprescindibile binomio Scienza e Classe come ci propongono i compagni che animano questo interessante tentativo di ripresa della discussione è un prezioso invito che non si deve far cadere e che va incoraggiato lungo quello che si annuncia come un percorso arduo ma stimolante sul versante di quanti, materialisticamente, mantengono ferme le armi della critica e l'allusione vera alla trasformazione del modello di società.
Credo che tentativi, come quello avanzato da questa rivista, devono provare, seppur progressivamente, a collocare tale tentativo di ripresa di discussione e di ricerca sociale nel quadro delle trasformazioni in atto non solo nel nostro paese ma nell'ambito delle dinamiche continentali e globali afferenti ai dispositivi di accumulazione, alle collocazioni e ridislocazioni delle catene del valore e del complesso delle forme di riproduzione del Modo di Produzione Capitalistico.
Un primo dato che andrebbe considerato è quello strategico, che ha, prima di tutto, una valenza politica relativa al ruolo della produzione di valore nell'area della Unione Europea in competizione con altre aree internazionali. Una competizione/scontro che si rappresenta in ogni momento e con il portato raggiunto dal livello attuale di sviluppo della composizione organica di capitale e delle variegate applicazioni relative all'automazione ed all'insieme dello sviluppo impetuoso delle forze produttive.
Dovremmo, per tentare di ricostruire coscienza di classe e forza agente comprendere, sempre più, i meccanismi della competizione globale in atto, le dinamiche politiche e geopolitiche tra i paesi, i percorsi delle filiere multinazionali e gli ambiti che riguardano lo scontro tra le aree monetarie. Ribadire, insomma, che è da questa dinamica di scontro che derivano i variegati fattori (materiali ed immateriali) che incidono sul valore della produzione e su temi e snodi paradigmatici come l'impatto generale delle nuove tecnologie, dell'automazione, dell'intelligenza artificiale.
Il secondo punto, che avverto come necessario per impostare seriamente il lavoro che i compagni si propongono, è capire gli effetti sul settore di classe - la classe operaia in tutte le sue declinazioni formali e materiali - che ha mutato le proprie forme e funzioni da quelle del '900 ed è in procinto di ulteriori e veloci modificazioni. In definitiva - per chi oltre ad una discussione culturale e teorica è coinvolto in esperienze sindacali, sociali e, quindi, politiche - si tratta di comprendere in che modo le dinamiche strutturali che stiamo registrando e cominciando ad interpretare come andranno ad impattare direttamente su ciò che residua del sistema dei diritti e del welfare, sulle giungle salariali vigenti, sull'organizzazione del lavoro e – di fatto – nel complesso delle relazioni umane e sociali di questo importante, e, per quanto mi riguarda, decisivo, ai fini dei processi di trasformazione della società, settore della Classe.
Ovviamente approcciare a questo tipo di attitudine di ricerca e di discussione necessita non solo di un prioritario elemento ideologico ma presuppone, per evitare impressionismi o inconsapevoli elementi di superficialità, un lavoro di Inchiesta nei posti di lavoro e nei territori correlato alle forme della produzione/circolazione.
Non partiamo da zero. Il movimento dei lavoratori nel nostro paese, nelle fasi in cui ha espresso centralità e protagonismo sindacale e politico, ha saputo produrre esempi validi e lungimiranti di Inchiesta di Classe, di Con/Ricerca e di generale comprensione delle modifiche delle forme del capitale e della composizione di classe. Oggi tale stile di lavoro va ripreso, riqualificato e riconnesso alle veloci ed inedite trasformazioni che avvertiamo per consentirci un complessivo adeguamento agli sconvolgimenti in atto ed alla materia sociale a cui intendiamo, di nuovo, riferirci.
Un ultimo aspetto che segnalo ai compagni che animano questa rivista riguarda il tema – fondamentale - della Forza ossia della ricostruzione di un moderno movimento di lotta sindacale diffuso ed articolato in tutte le pieghe della complessità di questo segmento di classe.
A parere di chi scrive dovrebbe essere acquisito il dato della irriformabilità della Cgil e della consunzione politica di tutti i generosi tentativi da parte delle «minoranze» di modificare il corso politico di questa Confederazione. Non è questa la sede per un approfondimento di tale dato politico ma - prima o poi - specie dopo la fine dell'anomalia/Fiom che pure aveva fatto sperare in un sussulto di avanzamento programmatico e di lotta, andrebbe aperta una discussione sullo «stato dell'arte della Cgil» e della sua strutturale e congenita subalternità ogni volta che è stata chiamata, nei vari tornanti storici, a compiere scelte nette e chiare.
In chiusura segnalo l'originale percorso di riorganizzazione della «Categoria Operaia» che, da qualche anno, l'Unione Sindacale di Base ha avviato consapevole del terreno accidentato e delle difficoltà oggettive che oggi impediscono una lineare ripresa della lotta operaia e di un movimento di classe.
L'Unione Sindacale di Base ha avviato un dibattito1 ed una elaborazione denominata Industria Nomade con cui ha cominciato ad interrogarsi attorno a tale sfida politica ed organizzativa e, successivamente, con una riuscita assemblea di lavoratrici e lavoratori2, ha varato un manifesto Siamo tutti Classe Operaia ed una manifestazione nazionale per il prossimo 23 maggio da preparare nelle forme più diffuse possibili.
Certo in questi tentativi è ben presente la consapevolezza di essere insufficienti alla portata dello scontro con cui siamo costretti ad impattare e, conseguentemente, si auspicano contributi e suggerimenti di ogni tipo. Naturalmente il solco politico e la spinta all'azione è fortemente orientata al ribadimento di quell'Autonomia ed Indipendenza da ogni compatibilità e collaborazionismo che tanti, troppi danni hanno causato, nei decenni alle nostre spalle, ai lavoratori ed agli interessi dei settori popolari della società.
Buon lavoro.
14 aprile 2026
