Lavoro e tecnologia
Nell'epoca digitale il lavoro è ancora degno della persona umana? Una riflessione che attraversa Studs Terkel e Simone Weil per ripensare dignità, alienazione e tempo di vita.

Daniela Bauduin è autrice di saggi in materia giuridica, ha pubblicato con la casa editrice Ediesse i libri L'economia sommersa e lo scandalo dell'evasione fiscale (con G. Ferrero, 2012) e il Glossario dei diritti in divenire (con E. Falletti, 2013). La sua ultima pubblicazione è il volume Sicurezza, automazione e dignità del lavoro (con E. Falletti, Futura editrice, 2023), in cui la questione del lavoro è indagata nel suo rapporto con lo sviluppo tecnologico.
Il disegno costituzionale del lavoro
Il primo articolo della nostra Costituzione, collocato in modo significativo tra i principi fondamentali, sancisce che l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art. 1, comma 1), dove per «lavoro» si intende un'attività che libera la persona umana dal bisogno, consentendo la sua effettiva partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3, comma 2, Cost.).
Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky ha osservato che il riconoscimento del lavoro quale architrave su cui è retta la res publica è il risultato di un processo storico di inclusione nella piena cittadinanza, di partecipazione alla vita della città, che si affievolisce in situazioni di soggezione, indigenza, precarietà e insicurezza1.
Nella nostra Carta fondamentale il lavoro è lo strumento di sviluppo della personalità dell'individuo, attraverso il quale si adempie, in forza della propria capacità contributiva, al dovere inderogabile di sostenere la spesa pubblica e di essere responsabili e solidali nei confronti di chi non ha (artt. 2 e 53, comma 1, Cost.).
La Repubblica ha il compito di tutelare il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni (art. 35, comma 1, Cost.), tale attribuzione è riferita allo stato, ai comuni, alle città metropolitane e alle regioni, cui si aggiungono i sindacati, che sono organismi rappresentativi di interessi di carattere collettivo (art. 39 Cost.).
Nelle disposizioni costituzionali, il reddito deve garantire un'esistenza libera e dignitosa (art. 36, comma 1, Cost.) e quando vi siano situazioni di bisogno del lavoratore, a causa di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia, disoccupazione involontaria, interviene la previdenza sociale (art. 38, comma 2, Cost.).
La nostra Costituzione è pervasa di dignità, richiamata in modo espresso dalla norma sull'eguaglianza formale, secondo cui tutti gli individui hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge (art. 3, comma 1, Cost.), nonchè da quella sull'iniziativa economica privata che non può svolgersi in contrasto con la dignità umana, oltre che con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all'ambiente, alla sicurezza e alla libertà (art. 41, comma 2, Cost.).
Nell'epoca digitale in corso, l'introduzione di nuove lavorazioni e differenti modalità di svolgimento del lavoro, ad opera dell'innovazione tecnologica, ha reso problematico il rapporto tra la dimensione valoriale della dignità personale e la protezione del lavoro.
L'automazione
Il regolamento dell'Unione europea del 13 giugno 2024 sull'intelligenza artificiale enuncia che il proprio scopo è «promuovere la diffusione di un'intelligenza artificiale (IA) antropocentrica e affidabile, garantendo nel contempo un livello elevato di protezione della salute, della sicurezza e dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, compresi la democrazia, lo Stato di diritto e la protezione dell'ambiente, contro gli effetti nocivi dei sistemi di IA nell'Unione, e promuovendo l'innovazione»2.
Nella disposizione regolamentare dedicata ai dati definitori, ritroviamo la definizione di «sistema di IA» che si ritiene utile richiamare: «un sistema automatizzato progettato per funzionare con livelli di autonomia variabili e che può presentare adattabilità dopo la diffusione e che, per obiettivi espliciti o impliciti, deduce dall'input che riceve come generare output quali previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni che possono influenzare ambienti fisici o virtuali» (art. 3, punto 1).
Tutti i sistemi di IA sono automatizzati, in quanto richiedono macchine per il loro funzionamento, sono progettati per funzionare con un certo grado di autonomia di azione rispetto al coinvolgimento umano, nonchè di capacità di funzionare senza l'intervento umano, e possono possedere la capacità di autoapprendimento che consente al sistema di cambiare durante l'uso (considerando 12 del regolamento sull'IA).
Come chiarito dalla Commissione europea, negli orientamenti sulla definizione di sistema di intelligenza artificiale, stabilita dal regolamento citato, ciascuna categoria di output dei sistemi di IA presenta un livello diverso di coinvolgimento umano: quanto alle «previsioni», si pensi ai sistemi di IA per il consumo energetico, progettati per stimare tale consumo analizzando dati provenienti da contatori intelligenti; i «contenuti» si riferiscono alla generazione di nuovo materiale, quali testi, immagini, video, musica; le «raccomandazioni» esprimono suggerimenti per azioni, prodotti o servizi specifici rivolti agli utenti sulla base delle loro preferenze, dei loro comportamenti o di altri input di dati; le «decisioni» riguardano conclusioni o scelte effettuate da un sistema senza alcun intervento umano3.
Il tema del rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro è oggi profondamente condizionato dal timore che con la diffusione della prima scompariranno enormi quantità di posti di lavoro, a causa della sostituzione del lavoro umano o comunque di una sua marginalizzazione, a favore delle macchine.
In virtù dell'assenza di politiche in grado di porre l'automazione al servizio dell'uomo, la preoccupazione cui si è fatto cenno ha determinato una generale disattenzione nei confronti del lavoro umano, come se l'operaio, il trasportatore, l'agricoltore non esistessero più.
Le morti a causa del lavoro
L'automazione sembra far scomparire i lavoratori fatti di carne ed ossa, come se chi lavora non avesse più un volto, eppure la cronaca racconta regolarmente di morti a causa del lavoro, si ricorre all'espressione «morti bianche», ma nulla è candido quando una persona si sveglia al mattino per andare a lavorare e non torna più a casa perché ha perso la vita.
Tragedie che troppo spesso sono determinate dall'incuria di chi avrebbe dovuto garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori e, invece, ha ritenuto in modo sbagliato che le misure preventive siano un costo, da abbattere per incrementare il proprio profitto, oppure non ha controllato il luogo di lavoro come avrebbe dovuto.
Dall'esame dei dati pubblicati dall'Inail, si apprende che le denunce di infortunio con esito mortale presentate all'Istituto nel 2025, pur nella provvisorietà dei numeri, sono state 1.085 per i lavoratori e 8 per gli studenti, per un totale di 1.093 persone4.
Davanti a questi eventi drammatici e scandalosi si constata una diffusa abitudine al dolore degli altri, una sconcertante incapacità di immedesimazione nella vittima, nei figli che sopravvivono alla perdita del padre o della madre, nei genitori che non vedranno più ritornare il figlio.
Conclusione
Il disegno costituzionale del lavoro dignitoso appare ineluttabilmente tradito di fronte alle vittime di incidenti sul lavoro, mortali o invalidanti in modo grave, nonché in presenza di nuove forme di organizzazione che hanno destabilizzato il rapporto tra persona e lavoro.
Il libro-intervista Working di Studs Terkel, pubblicato per la prima volta nel 1974, inizia con la testimonianza di un operaio delle costruzioni, secondo il quale il valore del lavoro passa spesso inosservato: «Mi piacerebbe vedere un edificio, ad esempio l'Empire State, con una striscia larga trenta centimetri da cima a fondo con il nome di ogni muratore, il nome di ogni elettricista, con tutti i nomi. Così quando qualcuno ci passa davanti, guarda il figlio e indicando può dire: "Vedi, quello laggiù al quarantacinquesimo piano sono io, ho messo io la trave d'acciaio". Tutti dovrebbero avere qualcosa da indicare»5.
Ancor prima, Simone Weil elaborò le sue riflessioni più profonde sulle dinamiche sociali della fabbrica e sulla sofferenza determinata in quel contesto dall'umiliazione, dopo aver lavorato per un anno (1934-1935) come operaia addetta alle presse. Al termine dell'esperienza, raccontò di aver imparato che il prestigio sociale, ossia le ragioni per avere stima di noi stessi, era più importante di quanto non avesse pensato e che quando esso viene a mancare è terribilmente difficile non perdere il senso della propria dignità6.
La sfida dell'epoca in corso si ritiene sia piegare le opportunità offerte dallo sviluppo tecnologico ai valori del lavoro sanciti dalla Costituzione, che è fondativa della nostra democrazia e testo moderno e dinamico in grado di orientare l'individuo innanzi all'ambiguità della tecnica.
