Scienza e Classe perché
Un progetto di ricerca e di inchiesta intorno al lavoro contemporaneo: dentro le trasformazioni produttive, alla ricerca del soggetto che possa ancora dare forma a una prassi di liberazione.

Scienza e Classe è un progetto di ricerca intorno al lavoro contemporaneo.
Il tentativo di stimolare una inchiesta per comprendere le trasformazioni dei processi produttivi, le loro nuove caratteristiche, le grandi e formidabili innovazioni tecniche e le nuove soggettività che esse producono.
Quello venuto in campo in questi anni è un nuovo capitalismo, finanziario e tecnologico. Dentro il cui nucleo non scompaiono però – anzi si accentuano – sfruttamento e alienazione. In questo senso la riflessione sull'intelligenza scientifica è essenziale.
Se oggi l'intelligenza scientifica è sempre più incorporata al capitale, lavorare a una critica matura al capitalismo vorrà dire spostare la scienza dentro la soggettività della classe, piegandone così la funzione alla liberazione umana piuttosto che al mercato e al profitto.
Il lavoro è tema antico. Fu Marx il primo a collocarlo con realismo dentro la situazione storica determinata, individuando l'esistenza, per la prima volta nella storia della civiltà, di una organica forma sociale di produzione.1
La forza-lavoro
La forza-lavoro è componente fondamentale di questa forma sociale di produzione che è il capitalismo. Essa ha il compito di produrre, e a tale scopo il lavoro viene scientificamente organizzato al fine di produrre un plusvalore, in pratica un profitto.
Emerge qui il concetto di sfruttamento, il meccanismo attraverso il quale la forza-lavoro viene espropriata di questo più valore che produce.
Da qui la necessità del salto politico che porta inevitabilmente al problema del soggetto.
La ricerca del soggetto della trasformazione
Quale soggetto può interferire nel meccanismo, esercitando un conflitto con possibilità di successo, per fare della ricchezza prodotta una risorsa orientata alla liberazione di tutti?
Oggi non solo ricchezza finanziaria ma possibilità di affrancare gli esseri umani dal peso stesso del lavoro comandato.
La risposta è per nulla ideologica.
Può farlo chi soffre la condizione di esproprio, cioè la forza-lavoro, intesa oggi ovviamente nella sua accezione più ampia, sociale.
Quella stessa forza-lavoro che - come ricordato - è elemento del capitale, in pratica essa stessa capitale.
È il punto più interessante e vivo del discorso di Marx, come successivamente di pensatori autorevoli, tra i quali Tronti e Cacciari.2
La forza-lavoro non è solo capitale ma è anche vivente umano.
Ed è lì la contraddizione che giustifica la prassi rivoluzionaria.
La contraddizione tra forza-lavoro e gli altri fattori del capitale.
Un'analisi razionale dunque, scientificamente argomentata, senza indulgere ad utopismi e idealismi.
D'altra parte gli stessi inquietanti scenari di guerra che attraversano il globo, non tanto per la estemporaneità di qualche leader ma per interessi strategici al controllo di aree e risorse, come fai a contrastarli se sei privo di un nuovo movimento di classe su scala transnazionale che interviene sui processi del capitalismo di guerra? Potenza reale e non solo spinta emotiva.
La scienza
Dentro la composizione della forza-lavoro vi è un elemento in particolare - Marx lo aveva individuato ma oggi ci appare ancora più chiaro – ed è la Scienza.
Cioè l'incorporazione nel sistema economico del lavoro scientifico.
Incorporato alla catena di montaggio ieri, come alla intelligenza artificiale oggi.
È il lavoro scientifico che entrambe le progetta e le programma.
Se comprendiamo questa funzione produttiva essenziale del lavoro scientifico, ci rendiamo conto che o trasformi, con la forza-lavoro, in classe anche il lavoro scientifico o non hai alcun soggetto di trasformazione.
Tante difficoltà a sinistra oggi è qui che trovano origine.
Senza un soggetto, secondo il punto di vista del quale interpreti la realtà, non puoi ipotizzare alcuna trasformazione.
Pensare di aggirare la questione, come da anni avviene, è una penosa illusione.
Per quanto complicato e difficile - considerata la estrema frammentazione del lavoro e la sua perdita di soggettività - è necessario mettersi sulle tracce di questo potenziale soggetto trasformatore.
Ricerca e inchiesta: una proposta politica
Se il meccanismo, molto sommariamente qui descritto, ha un fondamento va da sé che esso non è riducibile all'autunno caldo e a quella storia.
È innanzitutto un metodo.
Quella stagione è ormai chiusa da tempo.
Ciò che invece appare intatto, e anzi più dispiegato e chiaro che mai, è che anche oggi la odierna e inedita forza-lavoro, dentro cui è integrata l'intelligenza scientifica, viene espropriata, e ormai su scala globale, di un plus-valore e delle sue capacità/possibilità di direzione.
In fondo la classe operaia del ciclo 60-70 del novecento questo fu, una classe dirigente, capace di regolare col suo peso istituzioni e società.
In grado di confrontarsi con il sistema tecnico ed economico del capitalismo, provando a scindere la propria funzione di cervello sociale dalla economia capitalistica, a spezzare quel nesso. E ci andò vicino.
Oggi quel tipo di classe operaia in larga parte non c'è più, il lavoro è organizzato e disseminato in mille altre forme e quel nesso sembra indissolubile.
Proprio per questo, piuttosto che acconciarsi al presente tanto misero e inefficace, è utile riprendere con serietà studio e ricerca.
Il quadro in cui siamo, anche dal punto di vista geopolitico, è tra i più difficili di sempre, totalmente differente dal passato.
E però nell'essenziale non appare mutato il meccanismo dello sfruttamento.
Non vediamo forse all'opera un cervello sociale, in cui è sussunta la stessa intelligenza scientifica, che mette in campo i tanti prodotti del consumo odierno e la grande innovazione? La rivoluzione tecnica è al massimo del suo dispiegamento ma la forza-lavoro, cui è integrata la scienza, appare ben lontana dal riuscire a costituirsi in classe, a divenire soggetto rivoluzionario di liberazione.
Occorre prenderne atto ma anche capire che, per quanto impresa proibitiva, se non si risolve questo nodo non si risolve il nostro problema. E resta del tutto ridotta l'efficacia di ogni lotta. Come testimoniato dal recentissimo, e straordinario, movimento dei giovani per Gaza, dirompente eppure non in condizione da sé di produrre quel salto.
A rimettere al centro questo problema - che non è invenzione nostra ma che raccoglie le migliori riflessioni in circolazione - tenterà di lavorare, con umiltà, e speriamo con il concorso di tanti, il progetto che oggi parte.